Castagne e castagnaccio, cenni di storia e nutrizione…

Le mie storie

Di origini antiche, il castagnaccio era un dolce povero, ricavato dalla farina delle castagne, quando, nelle zone appenniniche e alpine, erano considerate “salvafame” o “sfamafamiglie”..

Di castagnaccio se ne parla già nel cinquecento, ma fu a partire dall’ ottocento che i toscani, lo esportarono nell’ Italia settentrionale. Sempre “nello stesso secolo per rendere più gustosa la pietanza furono inseriti ingredienti come uvette, pinoli, aghi di rosmarino e zucchero, al posto del miele utilizzato nell’ impasto originario. Leggenda narra che le foglioline di rosmarino del castagnaccio abbiano il potere di un filtro d’amore, e il giovane che mangi il dolce ricevuto dalle mani di una ragazza se ne innamori perdutamente.”(cit.)
In termini nutrizionali c’è da dire che le castagne (che sarebbero i semi del castagno) sono ricche di carboidrati e sali minerali come potassio, ferro, calcio, sodio, magnesio, fosforo e cloro, contengono anche fibre, proteine e vitamine, quali la C, la PP oltre al gruppo delle vitamine B; per questi contenuti, il consumo delle castagne, è utile per la flora batterica intestinale e contro il colesterolo.

 Va anche detto però, di contro, che le castagne, favoriscono il gonfiore addominale e non sono consigliate ai diabetici.

Dalle castagne, una volta essiccate e macinate, si ottiene la farina di castagne o farina dolce, ingrediente fondamentale per il nostro castagnaccio.

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