Se fosse la pazienza, che piatto sarebbe?

Le mie storie

Stamattina, Laura mi ricordava il nostro appuntamento su “arteventi news” e mi proponeva di pensare ad un “piatto della pazienza”

Ebbene sì! La cosa mi ha stimolata, perché è proprio vero che in questo “epocale” periodo la pazienza di molti di noi è messa a dura prova…

Allora ho cominciato, mentalmente, il gioco delle associazioni, ricordate quello che facevamo da bambini? Quello dove si poneva la domanda: – se fosse un… cosa sarebbe?  

Dunque: se la pazienza fosse una pietanza, quale sarebbe?

Per me sarebbe un alimento che andrebbe lavorato bene con le mani, ma ancora prima bisognerebbe conoscere le fasi di lavoro e quindi mettere una dietro l’altra le azioni necessarie, poi dovrebbe avere un lungo tempo di attesa, in modo da far allenare la pazienza…

Automaticamente, la mia risposta è: il pane!

La cosa più antica del mondo, l’alimento più carico di significati, che fa parte dell’alimentazione dell’uomo da tanti secoli. Un prodotto dal quale, immagino, nel tempo, ne siano derivate, per caso? Aggiungendo un po’ di olio? Un po’ di pomodoro?  la focaccia e la pizza.

Analizziamo ora, se la mia scelta, risponde a tutti i quesiti della domanda:

per fare un buon lievitato, che sia per il pane o per la pizza, occorre conoscere le varie tipologie di farina, i lieviti, capire bene l’alchimia di un impasto, la funzione dell’acqua, dell’azione meccanica del lavoro delle mani, occorre dedicare cura e attenzione, rispettare i lunghi tempi di lievitazione e maturazione, segue la fase della cottura che vuole giusta temperatura e livello di umidità.

Ecco che, infine, sarà la bontà del risultato finale che trasformerà, la sapienza del lavoro e la pazienza dell’attesa, in valore e soddisfazione.

Condividi sui social

Menu